Tuesday 07 September 10 - 04:04

Balotelli, una forte antipatia etichettata come razzismo

Fischiato e insultato in ogni stadio di calcio, persino a Verona, sponda Chievo, dove c'è la tifoseria più tranquilla d'Italia.

Mario Balotelli, più che un giocatore di calcio è diventato una questione, un caso, prima da spiegare e poi da risolvere.
Da spiegare perché risulta difficile comprendere come mai sia da un anno a questa parte il calciatore più gettonato di insulti.
Improperi rivolti al suo indirizzo che coprono una larga ed ampia fascia, si va dall’insulto "uomo di m" al male augurante "se saltelli, muori", fino all’odioso, a sfondo razzista, "nero di m". Odioso perché discriminante di una sua caratteristica fisica, alla pari però dei "buu" rivolti a tutti i giocatori di colore o agli appellativi quali "terremotati", "colerosi" e quant’altro rivolti quotidianamente ai sostenitoro di squadre meridionali. Perché non esiste razzismo di serie "A" o "B" e non esiste razzismo solo se si insulta Balotelli, dimenticandosi dei vari incitamenti di odio ad alluvioni, roghi ed eruzioni su città e tifoserie varie.
Mario Balotelli, dicevamo: un calciatore semplicemente antipatico a tutte le tifoserie d’Italia, interista a parte; da nord a sud al centro, isole comprese: per via dei suoi atteggiamenti scorretti, maleducati, strafottenti ed irriguardosi tenuti sul terreno di gioco.
Un calciatore entrato giovane nel mondo dorato e viziato del calcio, eletto senza averne titolo sportivo a nuovo personaggio dai classici "bauscia" interisti con l’appellativo di SuperMario. Un titolo senza gradi di moderno eroe in un attacco nerazzurro, dove in precedenza un certo "fenomeno" ed un "imperatore" erano passati alle cronache, oltre che per gesta sportive, per sfortunate incidenze e per vicende di natura mondana tra fiumi di alcool, droga e sesso, orge miste incluse.
Montare un giovane calciatore, fargli credere di essere un super, senza spiegargli la fortuna di essere un privilegiato ed insegnargli che cos’è la cultura sportiva, porta ad eccessi, fuori dal campo con frequentazioni notturne di locali e chissà cosa d’altro, a presentarsi in maniera indecorosa agli allenamenti o ad avere atteggiamenti antisportivi in campo.
Provocare, insultare e mandare a quel paese avversari, saltare con il
gomito sempre alto per fare male e colpire, simulare, ricevere una spinta o una gomitata al petto o su un braccio, crollare a terra toccandosi la faccia per indurre l’arbitro a commettere un errore: sono comportamenti che portano ad una normale e fisiologica antipatia da parte dello spettatore.
Spettatore e tifoso che individuando a vista una certa caratteristica fisica del giocatore lo insulta, per una offesa che risulta giocoforza razzista, pur non essendolo nella forma. Perché di "nasone di m….", "quattrocchi di m….", "storto di m…." ed altri mille insulti beceri da condannare il mondo è pieno.
Nascondersi dietro il colore della pelle di Balotelli per etichettare con il termine razzismo la forte antipatia che gli atteggiamenti di questo calciatore hanno portato è un gravissimo errore. Come quello da parte dell’"Osservatorio" che individua, per via del nuovo potere Inter nel calcio italiano, nei tifosi della Juve gli unici razzisti d’Italia, dimenticandosi che Balotelli viene purtroppo insultato e fischiato in ogni stadio del calcio. Persino a Verona, sponda Chievo, da parte della tifoseria più tranquilla dell’intero stivale italiano.
Perché il rispetto, un calciatore lo guadagna in campo, nel modo di comportarsi, sia esso più o meno famoso. Per questo motivo personaggi come Maldini, Del Piero o Zanetti oltre che uomini bandiera sono esempi positivi da imitare, mentre un Totti o un Cassano per via dei loro modi di fare non sono così amati dalle tifoserie avversarie.
No al razzismo, e si comunque al rispetto in campo e sugli spalti a 360 gradi!

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