Friday 10 September 10 - 00:34

Addio a Piero De Bernardi, maestro della commedia italiana

Ci ha lasciato a 84 anni uno dei grandi, mitici sceneggiatori del nostro cinema. Oltre 200 le opere "scritte" insieme con Leo Benvenuti, a partire da "Le ragazze di San Frediano" di Zurlini nel 1954.

Con Piero De Bernardi (nella foto), che ci ha lasciato all’età di 84 anni, scompare un gigante assoluto della commedia italiana, l’uomo che a partire dagli anni Sessanta ne ha fatto uno dei momenti più esaltanti del cinema a livello internazionale: unitamente a Leo Benvenuti, a Rodolfo Sonego, a Ugo Pirro, ad Age e Furio Scarpelli, ovvero i monumenti di cinquant’anni di un volto satirico, comico ma fondamentalmente amaro nel fondo, inconfondibile del nostro grande schermo. Con l’altro fiorentino, scomparso nel novembre 2000, Leo Benvenuti (in realtà De Bernardi era nato nel 1926 a Prato), ha formato una coppia di "penne" determinante, a partire dal 1954 quando sceneggiano "Le ragazze di San Frediano" di Valerio Zurlini dal romanzo di Vasco Pratolini. Nel ’57 ricordiamo il finissimo e melanconico "Guendalina" di Alberto Lattuada e un anno dopo, nel ’58, lo script del germiano "L’uomo di paglia"; poi nel ‘64 la sceneggiatura di "Matrimonio all’italiana" di Vittorio De Sica, di "Incompreso" nel ’66 di Luigi Comencini, "Serafino" girato da Pietro Germi nel ’68, "Per grazia ricevuta" che nel ’71 segna il debutto dietro la macchina da presa di Nino Manfredi.
Oltre duecento i film sceneggiati da De Bernardi e Benvenuti, pensiamo solo ancora ad "Alfredo Alfredo" di Germi nel ‘72 con i giovanissimi Dustin Hoffman e Stefania Sandrelli; "Lo chiameremo Andrea" ancora di De Sica; alcuni passaggi inconfondibili della mitica serie di Peppone e Don Camillo con Gino Cervi e Fernandel; e c’è stato pure Sergio Leone per il suo capolavoro-summa "C’era una volta in America". Con Mario Monicelli la collaborazione di De Bernardi, sempre unito a Benvenuti, ha dei momenti culminanti, da "Speriamo che sia femmina" alla triade fondamentale di "Amici miei". E ancora con la regia di Luciano Salce c’è il lancio tragicomico di Paolo Villaggio a partire dal 1975 con "Fantozzi".
Il nipote di Piero De Bernardi, il professor Gianluca Gatteschi, ci lascia delle rimembranze affascinanti: "Ricordo la notte in cui ascoltai la creazione di un pezzo di film. Ero suo ospite nella grande casa in cui abitava a Monte Mario a Roma. Aveva l’abitudine, con l’immancabile compagno di lavoro Leo Benvenuti, di lavorare di notte. Guardavano insieme i film alla televisione, in una sorta di autoaggiornamento, e poi di sopra nel superattico a scrivere fino all’alba. Nello studio una grande finestra, che chiamavano il "Cinemascope" e che si affacciava su Roma, in un angolo un tavolino, due sedie, una macchina da scrivere. Mi sedetti su una poltrona volgendo le spalle ai due ed ascoltai. Ascoltai come facevano muovere i personaggi, come facevano parlare gli stessi, come creavano le situazioni, come, all’improvviso, la scena non andava più bene, si cancellava tutto e si ripartiva da zero. Stetti li fino a tarda ora a seguire questo gioco che non era un gioco ma che era arte e creazione".
I ricordi di Firenze infiammano il cuore. Rammenta ancora il nipote Gatteschi: "I miei primi cinque anni di vita nella grande casa di Firenze nella quale vivevo io con i miei genitori, mia nonna, madre di mia mamma, mia zia con la figlia, l’altro mio zio e lo zio Piero mi hanno lasciato un ricordo indelebile di serenità ed allegria anche se i problemi economici del dopo guerra venivano sicuramente sentiti dagli adulti.(…) Quando parlavo con mio zio percepivo la sua curiosità continua per quello che facevo io, i miei famigliari, i miei amici. Cercava, secondo me, sempre idee, situazioni, caratteri, spunti da riproporre nei suoi film. Di rimando, andando al cinema, ritrovavo, saltuariamente, brandelli di quello che sapevo la sua famiglia gli avesse dato. Con qualche emozione vidi, ad esempio, in "Speriamo che sia femmina" la riproduzione totale della sua famiglia, nobile ma povera, matriarcale e con un senso di profondo ottimismo fatalista della vita. Trovai il ricordo della famiglia anche nelle ambientazioni: le piccole cornici, le cucine affollate di oggetti alle pareti che erano le stesse di mia nonna, di mia mamma, delle mie zie, di mia cugina".
Si deve anche a De Bernardi e Benvenuti l’aiuto al debutto sul grande schermo dello sconosciuto Carlo Verdone ("Un sacco bello"); importante il lavoro per Sordi, per Tognazzi. Tre i David di Donatello conquistati da De Bernardi, per "Io e mia sorella" di Verdone, "La stanza del vescovo" di Dino Risi e il monicelliano "Speriamo che sia femmina". Nastro d’argento alla carriera nel 2008, Piero De Bernardi ha lavorato sino alla fine, firmando la cosceneggiatura dell’opera tv "La mia casa è piena di specchi" sulla storia e la vita di Sophia Loren, che ancora è da programmare.

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