Tuesday 07 September 10 - 04:13

TFF / Genova vera e lontana in "La bocca del lupo" di Pietro Marcello

Esordio ricco di spunti autentici del regista casertano. Da Australia, Norvegia e Cina altri film in concorso al Torino Film Festival.

Il 33enne casertano Pietro Marcello realizza con "La bocca del lupo" (nelle foto due immagini del film) il suo primo lungometraggio dopo sette anni di lavoro nel corto e nel documentario (è stato Premio Pasinetti Doc alla Mostra di Venezia del 2007 per "Il passaggio della linea", docu interamente girato sui treni espressi che quotidianamente attraversano l’Italia). Al Torino Film Festival è sceso in concorso con questo suo primo "lungo" a soggetto e ci ha lasciato ottime sensazioni per il grumo poetico e la sostanza visiva dell’opera. Tra documento, accorto poema visuale e analisi viscerale e denudata dei due personaggi protagonisti, ha realizzato una piccola opera molto vera ed intanto finemente decantata nel tempo, in maniera decadente e struggente.
Genova ne è la protagonista ambientale, una città colta di sbieco nei suoi mille vicoli ancestrali e nell’angiporto dove si estingue la trama sociale, e poi rivista nella storia del Novecento con filmati d’archivio, la cui memoria s’imprime nelle pietre di Sottoripa. Qui la vicenda di due outsider non più giovani, l’immigrato Enzo che torna a Genova dopo lunghi anni di carcere e la trans Mary, compagna di una vita, conosciuta in carcere, che lo attende nella piccola povera casa nel ghetto della città vecchia. Con un unico miraggio: quello di una casetta tutta loro in campagna, dove trascorrere insieme il resto della vita. Cruda verità dell’emarginazione, memorie lontane e il nocciolo di un legame sottoproletario e materico tenuto stretto dall’amore.

Difficile sostenere il peso cupo e ostile dell’australiano "Van Diemen’s Land" di Jonathan auf der Heide, storia vera di una fuga da una colonia penale britannica perduta in Tasmania avvenuta nel 1822, otto uomini evadono verso l’inferno della natura inaccessibile e infinita e dei loro rapporti che pia piano diventano necessariamente mortali e cannibaleschi per la sopravvivenza. Soltanto uno riemergerà vivo da quell’orrore coloniale; ripreso, verrà impiccato. Film pesante nel suo verismo molto duro, ossessivo, angosciante e pure nauseabondo nel suo fetore esistenziale.

Più interessante il norvegese "Nord" di Rune Denstad Langlo. Interamente ambientato tra le nevi e i geli artici, ci narra di Jomar, solitario addetto di un impianto sciistico, già sciatore professionista, che impossessato nella sua solitudine dall’esaurimento e dalla depressione più profonda e scoperto di poter essere il padre di un bambino nato nell’estremo nord norvegese, intraprende un estenuante viaggio lungo oltre mille chilometri su una motoslitta per andarlo a conoscere. Tra incontri sporadici con gente chiusa tra quegli eterni rigori di gelo.

Il cinese Zhao Ye, 30enne di Pechino qui all’opera seconda, affronta le suggestioni remote di una miniera di carbone in Mongolia attraversata da una ferrovia dove ancora viaggiano treni a vapore, presto desinati a scomparire con il conseguente licenziamento di migliaia di lavoratori.
E’ la storia dell’amicizia tra un anziano macchinista e il suo giovane apprendista, amici inseparabili. Quando il vecchio macchinista decide di andarsene per sempre e di raggiungere la figlia, il giovane lo segue, il distacco è difficile dopo una vita trascorsa insieme nel lavoro, ma il giovane abbandonerà il vecchio amico quando questi troverà la figlia, per incamminarsi da solo per altre vie. C’è un proverbio cinese alla base del film: "Anche se ti posso accompagnare per mille miglia, alla fine dovremo dirci addio".
Pochi i fatti, molta l’attenzione sugli individui, sui loro rapporti, sulle loro esistenze ai margini. In un paesaggio ripreso spesso in campi lunghi che prendono il cuore per l’enormità naturale, la solitudine di quelle lande lontane dal mondo, colte da una fotografia splendida che restituisce in immagini di estrema ricercatezza coloristica il sentimento di paesaggi e di arie immense ed insieme di piccoli esseri che vivono esistenze precarie.

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