Tuesday 07 September 10 - 04:34

Colpo d'occhio di Mattia Aversa sulla pallanuoto italiana

"Troppo spazio agli stranieri a scapito dei giovani italiani, al contrario delle altre grandi nazioni: quelle che poi ci battono...".

Dopo il deludente risultato del Settebello azzurro ai Mondiali di Roma è cominciata la stagione 2009/2010 della pallanuoto. La Coppa Italia ha già dato alcuni verdetti: saranno Savona, Brescia, Florentia e Recco a sfidarsi nella final four di Novara il 13/14 marzo 2010. Il campionato di A1 partirà il 16/17 ottobre, mentre quello di A2 debutterà il 5 dicembre.

Di questo ed altro parliamo con Mattia Aversa, grande saggio della pallanuoto italiana. Nel suo palmarès può vantare 80 presenze in Nazionale da giocatore e tantissime stagioni da coach e dirigente della Torino 81.
Da quarant’anni è il punto di riferimento della pallanuoto torinese e da quest’anno è stato promosso accompagnatore ufficiale delle nazionali giovanili.

Bene Mattia, innanzitutto complimenti per questo incarico, vorremmo sapere la tua opinione sulla crisi della nostra pallanuoto.
"Ti ringrazio per i complimenti. Per quanto riguarda il nostro amato sport, la mia opinione è che stanno venendo al pettine i nodi di una gestione, partita anni fa, in cui le società hanno dato troppo spazio agli stranieri a scapito dei giovani italiani. Abbiamo atleti di valore assoluto, titolari ai recenti Mondiali di Roma, che durante l'anno giocano poco, o addirittura non entrano nei tredici in formazione a causa dell'eccessiva presenza di stranieri e/o di naturalizzati. Al contrario nelle altre nazioni, quelle che poi ci battono nelle competizioni internazionali: i loro coetanei serbi, croati, montenegrini eccetera giocano tanto sia in campionato che nelle Coppe accumulando esperienze importanti".

Le Nazionali giovanili, però, non vanno così male.
"Infatti! Ne ho avuto riscontro dal vivo,nella mia veste di accompagnatore. Fino agli under 20 riusciamo ad essere al livello degli altri, nonostante il fatto che in certi paesi dell’est la pallanuoto sia uno sport nazionale. Invece nel prosieguo degli anni la forbice si allarga".

In quei paesi, percentualmente, il numero dei praticanti è superiore al nostro?
"Sicuramente. Ma la pallanuoto e lo sport in generale vengono ancora visti con la loro valenza sociale e sono più aiutati dallo Stato, mentre da noi i costi per fare attività giovanile sono alti e ricadono sulle società e conseguentemente anche sulle famiglie. E poi c’è un altro fattore".
Quale?
"I ragazzi dell’est hanno ‘fame’. Fame di successo, di soldi. Sono molto più determinati. Vedono i loro connazionali che giocano nei nostri campionati e sognano i loro ingaggi. Decuplicano, centuplicano le loro forze pur di raggiungere questo obiettivo. Questa forza, questa ‘fame’ noi italiani non l’abbiamo".

Come vedi il campionato che sta per iniziare?
"Per la A1, senza alcun dubbio Pro Recco. Gli altri giocano per il secondo posto e sarà così per qualche anno.
In A2 l’Acquachiara farà come il Recco in A1 e non avrà problemi ad aggiudicarsi uno dei due posti che garantiscono la promozione".

E la Torino 81?
"Stiamo lavorando per impostare col coach Rus un piano triennale. Vogliamo sempre più valorizzare i giovani e per fare ciò è fondamentale avere un allenatore esperto e carismatico come Viorel".

Grazie Mattia, e in bocca al lupo.
"Crepi! A presto".

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