Tuesday 07 September 10 - 04:14

Addio a Luciano Emmer, il "non allineato"
Scompare all'età di 91 anni un grande e "discreto" regista italiano, l'autore di "Domenica d'agosto", "Le ragazze di piazza di Spagna", "Terza liceo", "La ragazza in vetrina" e di 2750 episodi del mitico Carosello.
Era rimasto vittima di un brutto incidente stradale in estate, Luciano Emmer, e l’autunno lo ha portato via all’età di 91 anni, ancora vitale e attivo.
La sua scomparsa è rappresentativa del mondo cinematografico italiano e di una critica con la puzza sotto il naso, condizionata da pregiudizi ideologici. Spesso l’appartenenza a una parrocchia dominante ha promosso, purtroppo non solo nel cinema, personaggi mediocri, le cui opere sono state esaltate al di là dei meriti effettivi, mentre ha trattato con sufficienza autori non allineati come Luciano Emmer.
I giornali, in questi giorni, mettono soprattutto l’accento sul fatto che sia stato il padre di Carosello, quella trasmissione che ha segnato un’epoca, e che ancora oggi viene ricordata come esempio di spot pubblicitari creativi, che in pochi minuti riuscivano a dare una ministoria compiuta e che dedicavano soltanto pochi secondi finali al messaggio pubblicitario. Mentre hanno messo in secondo piano il valore della sua produzione cinematografica che invece va rivalutata come anello di congiunzione dal neorealismo alla commedia all’italiana.
Emmer aveva iniziato la carriera insieme a Enrico Gras nel ‘38 come documentarista. Una serie di monografie su grandi pittori come Giotto, Bosch, Pier della Francesca, e altri.
Il successo gli permette di girare il suo primo lungometraggio "Una domenica d’agosto" nel ’50, nel quale disegna l’italiano del dopoguerra che cerca di allontanarsi dai drammi e dalle tragedie della guerra. Secondo Italo Moscati, "uno straordinario affresco sugli italiani in vacanza. Immagini belle, in un perfetto bianco e nero, interpreti bravissimi nel restituire con ironia i bozzetti di un’Italia che stava uscendo dal dopoguerra e dalla miseria nera, e cercava ristoro nelle spiagge (come quella di Ostia) che erano anche allora affollatissime…". La critica comincia a parlare in senso riduttivo di "neorealismo rosa", di bozzettismo, ma il successo di pubblico gli consente di girare l’’anno seguente "Parigi è sempre Parigi", ironico spaccato sul provincialismo degli italiani all’estero e un’anticipazione del turismo di massa che verrà negli anni del boom economico. A dispetto di una critica snob, giova ricordare che i film di Emmer si avvalgono di sceneggiatori come Sergio Amidei, Ennio Flaiano, Francesco Rosi e Pierpaolo Pasolini.
Seguono negli anni seguenti "Le ragazze di piazza di Spagna", storia di tre ragazze che fanno le sartine in un atelier di lusso messe di fronte alle scelte difficili della vita e ai sogni della giovinezza. Storie quotidiane si direbbe oggi, minimaliste, di gente comune, descritte con ironia e un velo d’ottimismo. Nel ’54 da ricordare anche "Terza Liceo", un affresco del mondo studentesco di quegli anni tra amori, incomprensioni, gelosie e invidie, tra ragazzi che si apprestano a lasciare gli anni dell’adolescenza per affrontare la vita.
Nel ’60 gira "La ragazza in vetrina", storia di un minatore italiano immigrato che si innamora di una prostituta che si offre nelle vetrine di Amsterdam. Il film non vuole seguire canoni moralistici, lasciando aperto il finale. Questa scelta gli costerà enormi problemi con la censura, a quel tempo particolarmente ottusa e accanita contro i film di qualità, che ne ritarderà di un anno l’uscita e soprattutto lo mutilerà tagliandone intere sequenze. Nonostante tutto rimane il miglior film di Emmer, una specie di canto del cigno poiché dopo queste vicissitudini, demoralizzato, si avvicinerà alla televisione, in quegli anni considerata un sottoprodotto artistico.
Inventa Carosello, girando circa 2750 episodi con i più famosi attori del tempo. La scelta era anticonformista e coraggiosa, perché per gli intellettuali dell’epoca girare per la pubblicità era vendersi al mercantilismo, incoraggiare il consumismo, ridurre l’artista a un mercenario complice della società capitalistica.
Se oggi gli sketch vengono studiati nelle università, a quel tempo i registi che vi lavoravano lo facevano in clandestinità, solo un intoccabile come Fellini poteva permettersi la firma su uno spot. Ma quel programma ha varcato anche i confini nazionali se un maestro come Godard ha affermato provocatoriamente: "A parte Rossellini, il meglio del cinema italiano negli anni ’50 e ’60 è stato Carosello".
Lo stesso regista, in una recente intervista, afferma : "Lo chiamavamo 'Le tende', perché vi si apriva un grande sipario. Va detto che Carosello non era proprio pubblicità. Ad esempio dopo l’ultimo lavoro fatto da Totò, un Carosello con me di alcuni minuti, c’era un codino pubblicitario molto discreto di trenta secondi che faceva solo vedere il prodotto. Adesso la pubblicità è completamente cambiata, adoperano il culo di una donna per sponsorizzare una lavatrice, un’automobile, o un’acqua gasata. Carosello era pulito perché era una cosa limpida e graziosa, costretto a far vedere il prodotto solo nel finale".
Come sempre accade in Italia, il valore di Emmer è stato riconosciuto alla fine della sua vita: nei giorni scorsi a Venezia nella sezione "retrospettiva" era stato proposto "La ragazza in vetrina", e recentemente anche il Torino Film Festival gli aveva reso il dovuto omaggio con la proiezione di tutti i suoi film dal 1938 al 2004.
Forse da parte di una certa stampa, che è costretta a rivalutare autori e attori solo alla fine della carriera o dopo la loro scomparsa, non sarebbe male, per onestà intellettuale, un atto d’umiltà che tarda sempre ad arrivare.