Tuesday 07 September 10 - 04:12

La smagliante e torbida fisicità barocca di "Johnny Guitar"

Nuovissima, imperdibile edizione in dvd del capolavoro western di Nicholas Ray con Joan Crawford e Sterling Hayden.

E’ uscito da qualche mese in dvd il film di Nicholas Ray "Johnny Guitar," da molti considerato il suo capolavoro. Un’occasione da non perdere per vedere o rivedere un film che, uscito più di cinquant’anni fa, conserva ancora oggi gli elementi di novità che affascinarono gran parte della critica più aperta ma sconcertarono quella più conservatrice. Un western barocco, secondo alcuni, un non-western secondo altri, che cattura lo spettatore in un’alternanza di momenti di languore e improvvisi eccessi di furore.
Sceneggiato da Philip Yordan con la grandiosa fotografia di Harry Stradling, si avvale di una scenografia decisamente d'avanguardia, se pensiamo che la prima parte del film è girata in interni e in un saloon ricavato dall’interno di una grotta. L’interpretazione delle due protagoniste, Joan Crawford e Mercedes McCambridge, è di altissimo livello, e tra di loro, il protagonista maschile, Sterling Hayden, riveste uno dei ruoli più "cult" della sua carriera. Tra gli altri interpreti da ricordare anche Ward Bond e Ernest Borgnine. Celebre il leit-motiv di Victor Young interpretato di Peggy Lee.
Giudicato eccentrico e eccessivo alla sua uscita, è oggi considerato un capolavoro anche grazie al giudizio dei Cahiers du Cinema che hanno contribuito a farne oggetto di culto. Truffaut ad esempio privilegia il carattere onirico: "Western sognato, spettacolare, irreale fino al limite, delirante…".

Pur affrontando i temi classici del genere, la fine della frontiera che scompare per l’imminente arrivo della ferrovia, l’uomo che cerca di dimenticare il suo passato senza riuscirci, la lotta contro l’ingiustizia, la caccia alla vittima ingiustamente accusata, Ray ribalta tutti gli stereotipi più consolidati del genere. J.G. è il risultato di una fusione tra i vari generi, il noir e l’western principalmente, ma non solo: affronta i temi della denuncia sociale contro l’intolleranza, ribalta i cliché assegnando alla donna il ruolo di protagonista assoluta, in una anticipazione di femminismo ante litteram, e relega gli uomini in secondo piano, facendoli addirittura diventare oggetti del desiderio, ruolo fino a quel momento attribuito esclusivamente alle donne. La stessa storia d’amore, finita anni prima tra Johnny Guitar e Vienna, segna profondamente la vita dell’uomo, che rivela la sua debolezza rifugiandosi nell’alcol, mentre la donna guarda con atteggiamento virile al futuro senza rimpianti o nostalgie.
Come ha notato Paolo Mereghetti, "Un western intellettuale e complesso, torbido e cupo come una tragedia greca, ….. straziante nel suo disperato romanticismo, … J.G. è una delle rielaborazioni più conturbanti e poetiche del mito della frontiera".

Anche le prime immagini infrangono gli schemi classici: un uomo a cavallo, privo di armi, con solo una chitarra a tracolla, accetta l’incarico di difendere Vienna, proprietaria di un saloon, che cerca protezione dalla comunità che vuole espellerla. Si tratta, come sapremo in seguito, di Johnny Logan, famoso pistolero, il cui carattere violento e impulsivo ha determinato la fine della loro relazione. Dall’alto di una montagna assiste all’assalto alla diligenza, che si conclude tragicamente con la morte del fratello dell’antagonista di Vienna, Emma. J.G. arriva al saloon in mezzo a una bufera di vento e sabbia, che sembra annunciare la vera tempesta che ci sarà di lì a poco. Il saloon è desolatamente vuoto, solo il rumore della pallina della roulette spezza un silenzio inquietante. D’improvviso irrompono nel locale lo sceriffo, che come tradizione è al servizio dell’allevatore più ricco e potente del paese, e un nutrito gruppo di uomini: unica donna Emma, che assume il ruolo di principale accusatrice, incolpando Vienna di complicità con un gruppo di sbandati, accusati ingiustamente della rapina e della morte del fratello. Ma si tratta solo di un pretesto, il vero motivo è impedire che sul terreno dove sorge il saloon passi la ferrovia, vista come causa di rovina economica dagli allevatori.
Se la comunità è spinta da ragioni principalmente conservatrici, ancora più forti sono le motivazioni di Emma: il suo odio è più viscerale perché convinta che l’oggetto del suo desiderio proibito, Ballerino Kid, uno degli sbandati accusati, le preferisca la rivale. Non solo Emma è rosa dalla gelosia e dall’invidia, ma è combattuta e spaventata per il turbamento che le crea l’uomo, risvegliandole represse pulsioni sessuali vissute con senso di colpa secondo la morale puritana. Il riferimento alla psicanalisi è del tutto evidente.

Immediatamente lo spettatore si rende conto che sono le due donne le vere protagoniste, mentre gli uomini appaiono in posizione defilata. Appare subito chiaro che il leitmotiv del film è la rivalità mortale tra le due donne e che la soluzione avverrà solo con l’eliminazione di una delle due. Il film si sviluppa con una drammatica caccia a Vienna. Anche in questo caso, il lungo inseguimento sarà una ulteriore conferma dell’egemonia femminile: quando parte la caccia, tutti gli uomini cercano di dissuadere Emma dal partecipare ritenendo che una donna possa essere d’intralcio. Emma non solo rifiuta, ma guida il gruppo, cavalcando in testa nel ruolo di leader.
Ma è soprattutto nelle ultime sequenze che gli uomini vengono esclusi dal momento topico del cinema western: il duello finale. Vienna è costretta a uccidere Emma anche se ha sempre rifiutato la violenza. Morando Morandini sintetizza benissimo le peculiarità della pellicola: "J.G .è tenuto oggi per un capolavoro di lirismo barocco e di graffiante parodia sul maccartismo, la "caccia alle streghe" comuniste, e sul puritanesimo repressivo. Il fascino del film scaturisce dalla sua esaltazione poetica della libertà e dell'amore, dalla dialettica opposizione delle forze in campo, dal suo cifrato simbolismo sessuale".

Pur girato in economia da una Casa di produzione minore, Republic, anche dal punto di vista strettamente tecnico presenta molti elementi di novità che lo rendono prezioso. Il Trucolor ha dei forti limiti nella riproduzione dei colori, soprattutto il blu, e restituisce tinte molto accese prive di gradazione tonale. In questo caso invece, grazie al lavoro di Harry Stradling, questo limite si trasforma in pregio; tutto deve essere eccessivo in questo film, compreso il colore, che proprio per questo motivo diventa parte integrante del suo fascino. Questa caratteristica viene sottolineata da Legrand: " … soprattutto le tonalità aggressive del colore, con dominanti il rosso, il nero e il giallo acceso, danno la sensazione di una tragedia pittorica". Altri lo hanno definito "torbido e cupo come una tragedia greca".
La semiosi cromatica ha significati precisi: sia gli uomini che Emma sono vestiti di nero, si dispongono nel saloon a semicerchio come degli avvoltoi sul punto di lanciarsi sulla preda, mentre Vienna, nel finale drammatico, suona romanticamente il piano indossando un abito bianco segno di innocenza. Il contrasto con il nero dei suoi persecutori non potrebbe essere più eclatante.
J.G., certamente una storia d’amore, di forte passione ma che non indulge mai a zuccherosi sentimentalismi, ci dimostra come si possa fare grande cinema senza ingenti capitali, assumendo tutti gli elementi classici del cinema western per ribaltarli secondo una rivisitazione nuova e affascinante.

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