Tuesday 07 September 10 - 04:12

Pirandello dentro e intorno la mente
Il terzo festival pirandelliano che s'è aperto a Torino e dintorni, con le regie di Giulio Graglia e Sabrina Gonzatto, conferma l'assoluta contemporaneità del grande drammaturgo siciliano.
Nell’ambito del Festival pirandelliano di Torino, grande successo ha ottenuto la serata che presentava due spettacoli: "Sgombero", un atto unico poco rappresentato ma di grande intensità, e "Io Tu (E) L’Altro", che assemblava in una sintesi efficace quattro opere del grande drammaturgo siciliano, "Stasera si recita a soggetto", "Trovarsi", "La Morsa" e "Io Sogno".
"Sgombero", un breve atto unico, è un monologo che si avvale di una performance di alto livello di Ivana Cravero, che ha saputo rendere al meglio la drammaticità del testo senza mai strafare (era questo il rischio maggiore), coadiuvata nella sua fatica dalla regia attenta e ricca di contenuti innovativi di Sabrina Gonzatto (nella foto).
Una tensione sempre continua, che ha catturato un pubblico attento e partecipe, decretandone il meritato successo.
"IO Tu (E) l’Altro", adattato e diretto mirabilmente da Giulio Graglia, è la summa di alcuni temi ricorrenti nelle opere di Pirandello: dal teatro nel teatro, al classico triangolo amoroso del vaudeville classico, che Pirandello rivisita con accenti grotteschi e drammatici, dalla realtà alla finzione, in un mondo dove la maschera ha spesso il sopravvento sulla verità. Le paure, le insicurezze dell’uomo, la difficoltà di vivere secondo canoni ipocriti imposti dalla società, la voglia di ribellarsi, di abbattere finalmente la corazza che ci costruiamo per difenderci dal mondo e dalla quale è così difficile liberarsi, sono temi universali e atemporali. Per questi motivi possiamo affermare la contemporaneità pirandelliana, come di tutti i grandi del teatro e dell’arte in generale.
In questi giorni viene ricordato il primo sbarco sulla luna, e si parla di raggiungere tra non molti anni Marte. Ebbene, non sappiamo quanto questi viaggi nello spazio saranno veramente utili per l’uomo, ma anche se i risultati saranno strabilianti, sarebbe bene, e Pirandello ne è la prova, ricordarsi che i viaggi più difficili, più tormentati, sono quelli intorno e dentro la mente. Le sue opere ci ricordano, come dicevano gli antichi, che la maggiore difficoltà è la conoscenza di sé, il viaggio più lungo, interminabile, il "nosce te ipsum" che ha da sempre tormentato l’uomo dalla giovinezza alla vecchiaia. In fondo, anche se circondati da una tecnologia trionfante che sembra proiettarci a grande velocità verso il futuro, le problematiche dell’uomo d’oggi sono le stesse dei suoi avi; l’amore, l’odio, l’avidità, la gelosia sono ancora i temi che regolano la nostra vita nel bene e nel male.
Ebbene, questa è la lezione che ci viene data dagli spettacoli di questo Festival, particolarmente apprezzabile se pensiamo che è l’unico in Italia, considerando che neppure la terra di origine dello scrittore ha dedicato una manifestazione al suo conterraneo più illustre: un brutto segnale di decadenza culturale in cui sta scivolando il nostro paese, dove non mancano certo "eventi" dedicati a veline e tronisti ma sono sempre più rari e meno frequentati i momenti dedicati alla cultura. Il terzo Festival pirandelliano è una delle poche occasioni per farlo, e dal successo che sta riscuotendo possiamo trarre buoni auspici per il nostro futuro.