Tuesday 07 September 10 - 04:39

Guardare da ambedue i lati della vita, il buio ma anche la speranza

Destino, emozioni, passioni nel film australiano di Sarah Watts "Look both ways - Amori e disastri".

Quattro piccole storie di quotidiane difficoltà si intrecciano in un torrido weekend ad Adelaide, in Australia, nell’opera prima di Sarah Watts, un passato come regista di film d’animazione (il suo corto "Small treasures" ha vinto a Venezia nel 1995). "Look both ways", in italiano malamente tradotto con "Amori e disastri" tanto per fuorviare lo spettatore dal vero tema trattato, è un film intelligente e gradevole, realizzato nel 2005, che arriva nelle sale italiane solo dopo quattro anni dall’uscita nel resto del mondo, grazie a Domenico Procacci e alla Fandango, che da qualche tempo sembra sfoderare un discreto fiuto per opere filmiche di buon livello e nuovi talentuosi registi.

La trama ricorda altre opere simili: facile il confronto con "Babel", di Alejandro Gonzalez Inarritu del 2006, e "Crash" di Paul Haggis uscito anch'esso nel 2005, anche se le ambientazioni e i ritmi narrativi sono diversi e "Look both ways" paga lo scotto di una narrazione fresca, ma in qualche passaggio un po' dilettantesca.

La trama. Meryl sta tornando dal funerale del padre e deve lavorare nel fine settimana per non perdere il lavoro, a Nick è appena stato diagnosticato un tumore, Andy scopre che la sua compagna Anna aspetta un bambino, Julia ha perso il suo compagno nell’incidente che si trasforma nel fil rouge che accomuna e fa intrecciare le diverse storie dei protagonisti. Il titolo "Look both ways" è anche la scritta che ricorda a chi deve atraversare i binari che occorre "guardare in entrambe le direzioni". Apparentemente slegate tra loro, le vicende dei quattro protagonisti - più un silenzioso personaggio che solo alla fine svelerà il proprio ruolo - si mescolano e ognuna rappresenta un modo diverso di guardare la realtà, proprio da "both ways", da entrambi i lati, da diverse prospettive.

I protagonisti sono persone normali, per non dire ordinarie, che affrontano la morte e gli imprevisti mediandoli attraverso le proprie esperienze e le proprie personali paure: per il fotoreporter Nick (interpretato dal marito della regista, l’attore William McInnes), il cancro è una successione frenetica di fotogrammi di cellule e tessuti che invadono la mente nei momenti più improbabili; Meryl immagina disastri a disegni animati dai colori cupi, realizzati dalla stessa regista. Per Andy lo scetticismo di fronte alla indesiderata gravidanza della fidanzata lascerà spazio per una maturazione dei sentimenti e Julia sotto la pioggia salvifica che spazza via il calore del weekend troverà la forza per accettare la morte del proprio compagno.

Nel film convivono commedia e dramma: c’è spazio per l’ironia, per la tristezza, per una storia d’amore. Emozioni fotografate con delicatezza, che non lasciano indifferenti ma non scivolano mai nel pietismo: la macchina da presa descrive e racconta, si sposta da un personaggio all’altro con dei brevi intervalli scanditi dalle breaking news di un disastro ferroviario. Il paesaggio urbano della periferia di Adelaide è incorniciato dai treni che sferragliano lenti sotto i ponti di un’autostrada.
I titoli di coda tracciano il futuro prossimo venturo dei quattro protagonisti: forse un happy end, soprattutto un messaggio di speranza.


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