Thursday 09 September 10 - 23:38

Fine di un'epoca

Se ne è andato il mitico Karl Malden, ultimo superstite degli attori e registi formatisi all'Acators Studio. Elia Kazan fu il "suo" principale regista, a partire da "Fronte del porto".

Ci ha lasciati, all’età di 97 anni, Mladen George Sckulovich, conosciuto dal grande pubblico come Karl Malden, uno dei tanti attori e registi dell’Est europeo che hanno fatto grande Hollywood, e hanno segnato un’epoca forse irripetibile di creatività nel cinema americano. Non è esagerato dire che con lui si chiude definitivamente un’epoca.
Era l’ultimo rappresentante della nutrita schiera di attori e registi formatisi e diventati celebri all’Actors Studio.
Per ultimo se ne va proprio il più vecchio del gruppo che comprendeva registi come Kazan, attori come Clift, Brando, Newman, Dean, Steiger, Franciosa, Scott, solo per ricordarne alcuni, un gruppo che a partire dagli anni ’50 ha fatto la storia del cinema americano con pellicole innovative per i temi trattati e una scuola di recitazione, il cosiddetto metodo Strasberg, mutuato e aggiornato dalla scuola Stanislavskij che ne ha esaltato le grandi qualità.
Caratterista, ma nell’accezione più nobile del termine, ha interpretato tutti i ruoli al meglio, dai buoni ai cattivi, ha avuto una nomination all’ Oscar per "Fronte del Porto" di Kazan, insieme a Marlon Brando di cui era stato insegnante all’Actors Studio, e un Oscar nella parte del timido Mitch in "Un tram che si chiama desiderio" ancora una volta con Brando sempre per la regia di Kazan. Sotto la sua direzione darà vita a un personaggio indimenticabile in "Baby Doll". Quando Brando girerà il suo unico film come regista chiamerà proprio Malden a lavorare con lui.
E’ stato diretto da grandi registi: Hitchcock lo volle in "Io Confesso", Ford ne "Il grande sentiero". Ma il regista che ne ha sfruttato le grandi capacità e con cui ha dato il meglio rimane sempre Kazan.
Negli anni ’70 ottiene grande successo in una serie televisiva, "Le Strade di San Francisco", insieme a Michael Douglas, conquistando grande popolarità presso il grande pubblico, che ne apprezza le grandi doti in una serie che dura ben cinque anni.
Come per altri grandi del cinema americano - un nome per tutti, Buster Keaton - gira un film in Italia di Dario Argento, "Il Gatto a nove code", in cui interpreta un enigmista cieco che risolve il caso.
Testimone di un tempo in cui il cinema era la forma di spettacolo più popolare di alto livello qualitativo, e la televisione irrompeva con un linguaggio più modesto e stereotipato ma con una diffusione capillare grazie alla possibilità di uso casalingo, oggi, con la enorme diffusione di tanti mezzi di comunicazione, Internet in primis, si apre una nuova pagina le cui potenzialità sono ancora tutte da scoprire e che ci fanno sembrare quel mondo irrimediabilmente lontano e arcaico ma per cui è impossibile non provare un’acuta nostalgia.

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