Friday 10 September 10 - 00:27

Le tante vite di Gianni Baget Bozzo
Un intellettuale scomodo
L’intensa vita di Gianni Baget Bozzo, nato a Savona nel 1925, scomparso a Genova lo scorso 8 maggio a 84 anni, rappresenta senza dubbio una prospettiva di lettura della storia sociale e religiosa, politica e ideologica dell’Italia del Novecento.
Le tante stagioni di don Gianni rappresentano un unicum nella temperie del secondo Novecento certificato da un serie di trasformazioni sul fronte dell’interpretazione e dell’azione politico culturale dell’intellettuale genovese. Spirito libero, fede profonda, intelligenza arguta e mai scontata, carattere complesso e camaleontico, la vita di Gianni Baget Bozzo si è svolta sempre in prima linea, in un concetto che potremmo riassumere "mai politicamente corretta".
Tanto si è scritto e detto sul sacerdote genovese, molto ha scritto Baget, animato da una tempestosa attività pubblicistica, poco si è concentrata l’attenzione sul tema teologico sul quale il sacerdote genovese ha lavorato e riflettuto molto nella sua vita. Se in altri campi Baget Bozzo ha cambiato sovente prospettiva, l’idea di cristianesimo non l’ha mai cambiato, anzi l’ha affinata e si è alimentato, nello studio e nella sequela, la propria adesione convinta, integrale e sicura del cristianesimo, anzi di un cattolicesimo vivo e sapiente poco avvezzo a tentazioni moderniste, per la riaffermazione di una nuova cristianità consapevole di dover fare i conti con la secolarizzazione, cercando però, illudendosi, di dominarla.
Oltre all’agone politico e agli innamoramenti brevi o lunghi dai quali il prete genovese è stato coinvolto (Dossetti, Craxi, Berlusconi), era piacevole e interessante, arricchente e importante il confronto con lui, e tanti hanno partecipato al suo cenacolo aperto, sui temi del cristianesimo: i novissimi, gli interrogativi sul mistero della fede, la morte, la resurrezione, il rapporto tra cristiani e mondi religiosi altri e il mondo laico dell’agnosticismo e dell’ateismo.
Sono soprattutto le riflessioni teologiche, aspetto trascurato dalle ricostruzioni giornalistiche emerse nei giorni successivi alla morte, ad essere forse le opere più significative della riflessione del teologo genovese. Il pensiero teologico di don Baget affonda le sue radici nell’influenza della scuola genovese (Apostolato liturgico, Lercaro, Guano, Costa, Moglia, l’Abete Righetti) ma soprattutto la riflessione ecclesiologica del cardinale Giuseppe Siri, suo maestro che lo ordinò sacerdote nel 1967, quando Baget aveva 42 anni, e poi lo volle come fedele collaboratore. La crisi mistica o meglio la maturazione della vocazione sacerdotale che nasce, in modo analogo a quella di Dossetti, negli anni Sessanta, dopo l’esperienza politica genovese nella Democrazia Cristiana e gli studi romani alla Gregoriana, e successivamente le analisi pubblicate sulla rivista "Renovatio", che pur essendo sede d’elezione del conservatorismo cattolico, annoverò nei primi anni di pubblicazioni una serie fondamentale nelle rilettura critica del cristianesimo contemporaneo con firme illustri della teologia internazionale e nazionale, sono la cifra di un ragionamento su Dio, serio, approfondito, sofferto e problematico, ma sempre fermamente ortodosso. E i saggi successivi di teologia pubblicati in forma divulgativa ne sono una testimonianza. Per anni Baget Bozzo, andando contro le sue frequentazioni giovanili a Roma tra il 1945 e il 1947, con la rivista "Ricerca", accuserà la scuola fucina, la visione ecclesiologica di Papa Montini e la politica post-dossettiana della sinistra democristiana di aver interpretato in funzione di un dialogo profondo tra il pensiero cristiano e l’ideologia comunista, del quale non era ossessionato come valenti interpreti della gerarchia cattolica, ma ne accusa i limiti e lo svuotamento del pensiero cristiano, ridotto ad azione sociale, oltre e al di là di ogni prospettiva escatologica.
Nel 1945 il ventenne Gianni Baget Bozzo, studente di giurisprudenza, dopo l’infanzia savonese è protagonista nella vita politica genovese: ribelle a sostegno del Cln genovese in compagnia di altri giovani cattolici come Gianni Dagnino, alla scuola di Paolo Emilio Taviani e Lazzaro Maria De Bernardis e tra il 1945 e il 1946 negli anni della costruzione della democrazia, nella Genova che hha ritrovato la libertà, attivo in una azione pubblicistica frenetica come esponente del movimento giovanile democratico cristiano. E’ l’opzione sociale alla politica, che convive con una visione integrista vicina al dossettismo più puro, l’ideale del giovane Baget. Sul giornale dei giovani democristiani, L’Età Nuova, Baget Bozzo dedica l’editoriale alla vittoria laburista del 1945 presentando l’evento con grande entusiasmo. "E’ con animo pieno di gioia, -scrive, "che abbiamo appreso il grande cambiamento di timone avvenuto in Gran Bretagna, che ha portato in piena luce il Labour Party…Il partito del lavoro al potere significa una grande cosa perché si muove nella grande sfera della morale sociale cristiana. Per questo, concludono, noi siamo felici della vittoria laburista perché essi combattono la battaglia che noi combattiamo per la creazione della civiltà del lavoro".
Tra gli assidui redattori del giornale figurano, oltre a Baget che scrive articoli di forte impegno intellettuale ed è favorevole ad una "sinistra concreta" (termine da lui usato), figurano Maria Grazia Pighetti e Gianni Dagnino. Il trasferimento a Roma apre nuove prospettive a Baget Bozzo che abbandona una linea politica vicina a quella di Taviani per sposare più decisamente l’attivismo sociale e anticomunista di Dossetti e Fernando Tambroni. Nella capitale frequenta gli ambienti giovanili Dc Paolo Possenti, Vittorio Sardella e Pietro Giubilo, ma anche il gruppo dossettiano più vicino alle posizioni della sinistra e contribuisce con un’ampia attività pubblicistica alla elaborazione culturale degli organi di riferimento dell’intellettualismo cattolico, il periodico della Fuci, "Ricerca" e la rivista dei dossettiani "Cronache sociali". Fu in quegli anni di straordinaria vivacità intellettuale e di progettualità politica che Baget Bozzo ebbe la possibilità di partecipare e quindi raccogliere, documenti e testimonianze, vivendo in prima fila nascita, tra speranze, delusioni, illusioni e paradossi del partito che meglio rappresentò, per il consenso ricevuto, il sostegno della gerarchia cattolica e della fortissima Azione cattolica di Gedda, le attese degli italiani. Vent’anni dopo, a metà degli anni Settanta, l’ormai don Gianni Baget Bozzo oltre ad approfondire i temi teologici e la dimensione filosofica attraverso le colonne di "Renovatio", scrive tre saggi fondamentali che introducono, tra storia e cronaca, le vicende della Dc dalle origini agli anni Settanta. In modo approfondito e atipico, rispetto ai grandi affreschi degli storici cattolici democratici Pietro Scoppola, Gabriele De Rosa, Fausto Fonzi, Francesco Malgeri, la trilogia pubblicata dall’editore fiorentino Vallecchi tra il 1974 e il 1977 è una pietra miliare nella ricostruzione storiografica della storia del "partito italiano". Baget Bozzo in Il partito cristiano al potere. La D.C. di De Gasperi e Dossetti 1945-1954, Il partito cristiano e l'apertura a sinistra: la DC di Fanfani e di Moro 1954-1962, e Il partito cristiano, il comunismo e la società radicale, analizza il punto di svolta, o se si vuole l'origine di quella che poi è la crisi della fine degli anni Sessanta e degli inizi degli anni Settanta, stia nel graduale affermarsi, dopo De Gasperi, di una concezione della politica tesa a trovare nelle istituzioni il punto di raccordo tra il partito e la pubblica opinione. In tal modo il partito diventa - per don Gianni - sempre più disattento alla sua presenza nella società diventa cioè sempre più «chiuso», ripiegato su se stesso, non più rappresentante di un movimento storico, che per altro si va dissolvendo, ma solo della propria autosufficienza.
Il resto è noto. Alla metà degli anni Settanta don Gianni abbandona la sua posizione conservatrice e approda per qualche anno nell’ambiente del cattolicesimo democratico più avanzato: scrive per Repubblica ed ospite fisso per primo Mixer di Giovanni Minoli si schiera in modo problematico e non ideologico sui temi etici (Referendum sull’aborto) fino ad approdare, con una scelta fideistica, al progetto socialista di Bettino Craxi, nel quale vedeva la risposta all’incipiente e pericolosa deriva cattocomunista. La sospensione a divinis comminata dal suo maestro Siri, fu lacerante, soprattutto per il vecchio cardinale. Ma Baget prosegue nella sua visione politica, operando per due legislature nell’assemblea del Parlamento europeo all’interno del gruppo socialista.
Tra alti e bassi è stato il successivo rapporto con gli altri arcivescovi di Genova, Canestri lo perdonò, Tettamanzi e Bertone lo tollerarono non sempre con facilità. Era insieme a don Antonio Balletto, Don Andrea Gallo espressione di quella vitalità del clero genovese, che usciva dall’uniformità caratterizzandosi per alcune peculiarità. Infine poltre alla proverbiale capacità di scrittura (difficile quantificare il numero di articoli, saggi e note scritte dal sacerdote) "il matrimonio" politico e ideale con Silvio Berlusconi, il cavaliere di Arcore - uomo della provvidenza, per il quale don Baget Bozzo ha speso l’ultima parte della sua esistenza, dimostrando ancora una volta, di essere nella sua lucida follia, l’unico "maitre a penser" del movimento politico che sarebbe giunto alla ricomposizione del sistema politico italiano.