Tuesday 07 September 10 - 04:26

La vera storia in Francia del "Nemico pubblico n.1"

Il polar francese avanza nel segno di un feroce cronachismo in questo film del 42enne Jean-François Richet interpretato da un grande Vincent Cassel.

Quanta magistrale evoluzione c’è stata nel noir/poliziesco francese, il celeberrimo polar. Da Clouzot a Becker, da Dassin a Jean-Pierre Melville, dai tocchi della Nouvelle Vague ("Ascenseur pour l’échafaud" di Malle, "Tirez sur le pianiste" di Truffaut, gran parte di Chabrol) a Granier-Deferre, fino a Sautet, a Pialat. Adesso con "L’Instinct de mort", in italiano "Nemico pubblico n.1-L’istinto di morte", Jean-François Richet, 42enne autore e sceneggiatore della banlieu parigina, apre un’ulteriore pagina, un ancora più avanzato capitolo trattato seccamente sulla sola brutalità fattuale.
E’ la storia vera nella Francia gaullista del bandito, scassinatore, rapinatore di banche, spietato assassino Jacques Mesrine, ex-soldato e torturatore dell’Oas nella guerra d’Algeria, traumatizzato, anarchico, "grandioso" psicopatico e insieme "piccolo" e tragico delinquente per le sue tante nefandezze (pistola in bocca alla madre violentata dei suoi figli, "fra te e i miei amici sceglierò sempre gli amici"), puttaniere a Pigalle e poi man mano salito a "pericolo pubblico numero 1", legatosi ad una complice criminale (una sorta di Bonny&Clyde autentici) con cui trasmigra in Canada dove riprende ed anzi esalta i suoi misfatti, finisce in carcere a Montreal, fugge, da gangster rivoluzionario ritorna per far evadere dei complici, si bagna di una sanguinosa sparatoria con le guardie del bunker. Qui termina "L’Instinct de mort", che adesso sarà seguito a breve da una seconda parte, "L’Ennemi public n.1", con cui si arriverà alla spettacolare fine della "leggenda" Mesrine freddato dalla polizia in una sparatoria in pieno giorno nel mezzo di Parigi, esattamente trent’anni fa. Un secondo film di Richet, più precisamente un dittico, una continuazione comunque autonoma nello stile e nel racconto.
Aperto con un evidente omaggio a Brian De Palma per quello schermo diviso in tre o quattro immagini che riprendono il personaggio da diverse angolazioni nell’unità spazio-temporale, il film narra ed esibisce con freddezza oggettiva seppur ammantata di una nera fascinazione, montaggio serrato, post-psicologismo, riprendendo l’autobiografia del gangster scritta durante il suo periodo di carcerazione in Canada. Appare davvero formidabile l’interpretazione di Vincent Cassel nei panni di Mesrine, molto interessante Cécile de France in quelli della compagna d’azione, Gérard Depardieu è secco e torvo come ex-Oas diventato a Parigi boss malavitoso e liquidato scientificamente con un buco in fronte.
Richet, che nel 2005 aveva realizzato "Assaut sur le central 13" ottenuti i diritti da John Carpenter per il remake di "Distretto 13: le brigate della morte", dirige tenendosi lontano dai giudizi, offre uno spaccato molto violento e reale, disegna una storia criminale che nella seconda opera rivelerà effetti mediatici da prima pagina fino alla spettacolarizzazione della fine del bandito nella sparatoria con la police parigina, già anticipata proprio all’inizio di questo "Instinct de mort". In fondo come il Michel Poiccard del mitico godardiano "A bout de soufflé", fatte naturalmente tutte le differenze in materia stilistica, di storicizzazione filmica, di scala diversa d’approccio autoriale che in Godard possedeva tutt’altri interessi e livelli. Qui il polar francese avanza sul piano di una narrazione asciutta e ferocemente cronachistica, persino appunto spettacolare, sul tipo della "prima" di un tabloid inglese, vedi "The Sun" o "Daily Mirror".

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