Tuesday 07 September 10 - 04:28

Presidente a Venezia sarà Ang Lee, genio tra Oriente e Occidente
Guiderà la giuria alla prossima Mostra del Cinema. Tipicamente sua la coniugazione filmica del tradizionale con le più sofisticate tecnologie.
Ang Lee, vincitore di due Leoni d’Oro, sarà il presidente della prossima Mostra del Cinema di Venezia che si terrà dal 2 al 12 settembre.
Regista eclettico, pluripremiato, è uno dei rari esempi di autore che raccoglie successo sia di critica che di pubblico. Nella sua carriera ha girato solo undici film, ottenendo due Orsi d’oro a Berlino, il primo dei quali con nel 1993 con "Banchetto di nozze", bissato nel 1996 con "Ragione e Sentimento", premiato anche con l’Oscar per la migliore sceneggiatura. In seguito gira nel 2001 la pellicola forse più rappresentativa del suo cinema "La tigre e il Dragone", insignito di ben quatto Oscar tra cui quello per il miglior film straniero. Sarà il maggiore incasso nella storia del cinema di un film non in lingua inglese. Nel 2005 si aggiudica il Leone d’oro a Venezia con "Brokeback Mountain" e nel 2007 riconquista il Leone con "Lussuria".
Con il suo primo lungometraggio presentato a Berlino, "Pushing Hands", inizia la trilogia Father KnowsBest, che prosegue con "Banchetto di nozze" vincitore dell’Orso d’oro e si conclude con il delizioso "Mangiare bere uomo donna" che viene presentato al festival di Cannes nel 1994 e giudicato miglior film straniero dalla National Board of Review.
Il suo successo è dovuto principalmente alla capacità di coniugare il cinema tradizionale alle più sofisticate tecnologie. I temi trattati sono spesso eterogenei, vanno da Hulk ai cowboy gay, da dark lady a fanciulle romantiche, ma, pur nella diversità, seguono tutti un filo conduttore comune: conciliare modernità e tradizione, oriente e occidente. Attento a non cadere in facili cliché, dopo "Hulk", quando gli viene offerta la possibilità di girare "Terminator 3", rifiuta, e si dedica alla preparazione di "I segreti di Brokeback Mountain". Nonostante il tema delicato sull’omosessualità di due cowboy, da sempre rappresentati come simbolo di virilità nel cinema americano, il film vince tre Oscar e quattro Golden Globe. Ma è con "Lussuria", dove si aggiudica il suo secondo Leone, che si evidenzia un’altra caratteristica del suo cinema, in cui nulla è come sembra in apparenza; infatti da una banale spy story a sfondo erotico, il regista riesce a trasmettere un messaggio molto più complesso e articolato. Scelta dal gruppo teatrale in cui recita, la protagonista ha il compito di sedurre un uomo politico collaborazionista, allo scopo di tendergli un’imboscata e ucciderlo, ma viene coinvolta in una relazione in cui la passione prende il sopravvento.
Il film analizza la profonda crisi di una donna che si trova a scegliere tra obbligo politico e coinvolgimento personale, in una crisi lacerante, sempre attuale, tra pubblico e privato. Il tema politico, che nella prima parte del film appare predominante, viene ribaltato nella seconda dove il tutto si risolve in un sottile gioco a due, in cui preda e cacciatore si alternano in ambedue i ruoli.
A differenza di altri registi orientali che girando a Hollywood hanno abbandonato i legami con la cultura della loro terra d’origine, occidentalizzandosi, Ang lee ha conservato l’humus natale contaminando con maestria la cultura orientale a quella occidentale, consapevole che, per effetto della globalizzazione, sono destinate a diventare in futuro sempre più interrazziali.
Per comprendere la filosofia di questo regista è sufficiente ricordare l’affermazione rilasciata alla premiazione dei Golden Globe per la "Tigre e il Dragone": "Sono felice che una spada, quella magica del mio film, possa servire ad avvicinare altre culture alla mia e far volare tutti in Oriente. Fare incontrare Est e Ovest, e vi ricordo che ciò accade anche nelle musiche del film, è importantissimo oggi: la tecnologica iperrealtà contemporanea ha più che mai bisogno di andare a braccetto con i sogni e i fantasmi delle più nobili arti marziali".
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