Friday 10 September 10 - 00:42

Il segreto di Hanna (e che grande la Winslet!)

In "The Reader", firmato dallo Stephen Daldry di "The Hours", il meritatissimo Oscar per l'intensa attrice britannica.

All'inizio c'è il lavoro di preproduzione di uomini di cinema (corposo, grande, civile, meritevole) come Anthony Minghella e Sidney Pollack, scomparsi entrambi prima che si potesse dare il primo ciak, c'è la sceneggiatura di David Hare dal romanzo di Bernhard Schlinck, c'è la rappresentazione perfetta di una Germania dell'immediato dopoguerra, tra ruderi e disperazione e ricerca di affetti anche provvisori, quel quadro di macerie già immerso nel bianco e nero rosselliniano di "Anno zero".
E' lì che ha inizio la relazione di una sola estate, tutta slanci erotici, sesso vorace ed infinito, tra Hanna ed il giovanissimo studente Michael. Sesso nel chiuso della povera casa di lei e letture, dal momento che Hanna ama che Michael accompagni tutto l'amore con il trasporto delle pagine dell'Odissea, di "Huckleberry Finn" di Twain, della "Signora col cagnolino" di Cecov soprattutto. A voce alta. "The Reader", firmato dallo Stephen Daldry di "The Hours", è nella sua prima - bellissima, struggente, disperata - prima parte il resoconto di quelle ore passate insieme, i momenti veri, il futuro, la scomparsa improvvisa di lei.
Poi, una manciata di anni dopo, durante i suoi studi universitari di legge, Michael è accompagnato con altri allievi dal professor Bruno Ganz ad assistere ad un processo che vede imputate un gruppo di kapò. Nel gruppo c'è Hanna, spenta, assente, incredibilmente vuota. Risponde alle domande sul suo passato, sul lavoro nel campo di concentramento, del crudo smistamento delle internate, della tragedia che ha visto scomparire 300 persone in un'unica occasione. Hanna è resa la maggior colpevole, potrebbe ridimensionare il proprio operato, la colpa di cui è accusata, preferisce il silenzio sull'analfabetismo che per lei è vergogna, una colpa ben più grande. Michael adulto (Ralph Fiennes), chiuso nel silenzio e nella complicità a tratti assurda, forse rispettosa di una volontà altrui, inconsapevolmente chiusa nella tacita promessa di non svelare un segreto, trasporterà su cassetta quei romanzi che li avevano uniti, sino all'epilogo finale.
Si sfilaccia questa seconda parte, non riesce a mettere a fuoco sentimenti e motivazioni, diventa frammentaria narrazione di un rapporto a due, felicemente contaminato dalle ginnastiche amatorie di un tempo, senza al contrario avere il respiro robusto d'offrire il quadro più generale di una tragedia. Si può sbrigativamente leggere la volontà di un popolo a non ammettere ogni sua colpa, ma il segmento narrativo è spiacevolmente denso di ombre, di privazioni, confuso.
La storia nella sua completezza vale per l'intima interpretazione di Kate Winslet, capace di chiudere nelle infelici, perdute immagini del proprio viso tutta la disperata naturalezza di una donna. Hanna le è valso un meritatissimo Oscar. Con l'americana frustrata di "Revolutionary Road" è l'attrice dell'anno, senza condizioni.


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