Friday 10 September 10 - 00:27

Perché Orson Welles
Importanti retrospettive, dibattiti e libri a Torino presso il Museo del Cinema e Distretto Cinema.
L’iniziativa del Museo del Cinema di Torino di dedicare una retrospettiva al grande Orson Welles in collaborazione con Distretto Cinema che a sua volta dedicherà nella sua sede torinese di via Ragusa 23 tre serate di approfondimento - il 6 marzo con la presentazione del libro "Focus on Welles" di Paolo Mereghetti, il 13 la proiezione di "Quarto Potere" a cura di Giulia Carluccio e il 20 "L’infernale Quinlan" a cura di Giampiero Frasca - non è sicuramente solo un omaggio a un grande del cinema, ma il tentativo di comprendere, attraverso l’analisi dei suoi film, la grande lezione che ci ha lasciato e la sorprendente attualità di tutta la sua opera.
Quando si parla di Orson Welles, a differenza di altri grandi autori, la definizione più comune che si trova è "Genio". E genio precoce lo è sicuramente stato se pensiamo che già da giovanissimo acquista una grande fama, al punto che una casa di produzione, la R.K.O., gli affida carta bianca, cosa assai rara nel cinema americano, per dirigere, in piena libertà, tre film. Il primo dei quali è "Quarto Potere", mentre gli altri due non vedranno mai la luce. Questa situazione è paradigmatica di tutta la carriera del regista, che, nonostante il valore assoluto delle sue opere, le innovazioni stilistiche di ripresa e di montaggio, avrà sempre delle grandi difficoltà a produrre i suoi film, e sarà costretto a recitare in pellicole mediocri pur di realizzare i suoi progetti. Oggi, secondo delle sciocche classifiche che vengono ciclicamente riproposte, "Quarto Potere" viene considerato il film più importante e bello di tutta la storia del cinema. Ma, alla sua uscita, i pareri sono contrastanti, la critica si divide, e il pubblico non lo premia al box office. Si potrebbe dire che, come tanti geni, era in anticipo sui tempi, che l’industria cinematografica americana, e non solo, attenta esclusivamente al risultato commerciale, lo abbia boicottato, che il grande pubblico non lo abbia amato perché impreparato alla rivoluzione stilistica e alla novità di linguaggio che la sua opera presentava: rimane comunque il fatto che un grandissimo regista abbia avuto vita difficile a esprimersi.
Oggi che la sua grandezza è universalmente riconosciuta, il rischio maggiore consiste nel collocarlo in un polveroso corridoio, e ivi lasciarlo come un reperto di un passato, glorioso sì, ma lontano dal nostro tempo. Il senso della rassegna del Museo del Cinema, e soprattutto gli approfondimenti di Distretto Cinema, avranno un senso compiuto e una vera ragione d’essere se sapranno spiegare, soprattutto ai giovani, la grande attualità del maestro, se saranno in grado di togliere lo spesso strato di polvere che spesso si deposita sulle opere dei grandi; ricompensandolo, anche post mortem, delle incomprensioni, dei dubbi, sia della critica sia del pubblico, che hanno accompagnato la carriera e la vita di questo "Genio".